Il tumore della mammella

 

CHE COS’E’


Il tumore della mammella è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne: ciò significa che hanno la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere i tessuti circostanti e, col tempo, anche gli altri organi del corpo.

Il seno è costituito da un insieme di ghiandole e tessuto adiposo ed è posto tra la pelle e la parete del torace. In realtà non è una ghiandola sola, ma un insieme di strutture ghiandolari, chiamate lobuli, unite tra loro a formare un lobo. In un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori (o lattiferi).

La linfa della mammella viene convogliata attraverso i vasi linfatici verso i linfonodi ascellari e sternali.

I Linfonodi sono organi del sistema linfatico circondati da una capsula fibrosa e contenenti cellule chiamate linfociti e macrofagi. I linfonodi hanno le dimensioni di mezzo centimetro e sono localizzati lungo tutto il decorso dei vasi linfatici. Le cellule del sistema immunitario circolano attraverso la linfa e quando raggiungono i linfonodi questi funzionano da vere e proprie stazioni di controllo nei confronti dei microrganismi patogeni, ma anche delle cellule tumorali in circolo. Quando arriva uno di questi segnali, si attiva la moltiplicazione dei linfociti, che iniziano quindi a circolare per attuare la risposta immunitaria (un ingrossamento dei linfonodi può essere indice di diverse patologie: infezioni, malattie immunologiche o endocrine, tumori, patologie da accumulo di lipidi oppure sarcoidosi).

La stazione linfonodale ascellare è costituita da una ventina di linfonodi superficiali che ricevono la linfa da tutto l'arto superiore, dalle pareti toracica e addominale e dal quadrante latero-inferiore della mammella. I quadranti superiore e mediale della mammella inviano invece la linfa ai linfonodi sternali. Particolare importanza riveste la stazione ascellare per le sue implicazioni nelle metastasi dei cancri della mammella.

In teoria si possono formare tumori da tutti i tipi di tessuti del seno, ma i più frequenti nascono dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti.



LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA


Il carcinoma della mammella è la neoplasia maligna più frequente nella donna (ne colpisce 1 su 10), e rappresenta il 25% di tutti i tumori che colpiscono le donne. È la prima causa di mortalità per tumore nel sesso femminile, con un tasso di mortalità del 17% di tutti i decessi per causa oncologica.

Un ‘big killer’ – dunque – che, ogni anno, fa registrare nel nostro Paese circa 11.000 decessi e circa 37.000 nuovi casi: dati, questi, in piena sintonia con quelli degli altri Paesi occidentali, che provano come l’incidenza di questa malattia sia in costante aumento. Il carcinoma alla mammella, infatti, è il tumore femminile più frequente nei paesi industrializzati, addirittura fino a sei volte più comune in quelli occidentali rispetto alle nazioni asiatiche. Se proseguirà l’aumento di incidenza, si prevedono ogni anno un milione, circa, di nuovi casi di questa neoplasia in tutto il mondo.

In Italia il carcinoma della mammella ha fatto registrare, tra il 1993 e il 1998, un aumento di incidenza di oltre il 9%. A fronte, però, di un sensibile regresso della mortalità (-9,3%), imputabile soprattutto alla diagnosi sempre più precoce e al miglioramento delle terapie, con una sopravvivenza, a 5 anni, di oltre l’80% delle pazienti



CHI E’ A RISCHIO


I dati epidemiologici provano che il carcinoma della mammella si riscontra raramente prima dei 25 anni. Nel nostro Paese, infatti, la frequenza per età di questa neoplasia mostra un aumento progressivo fino ai 50/60 anni, ovvero in corrispondenza dell’età della menopausa; si osserva, invece, una stasi dai 60 ai 65 anni, mentre dopo i 65 anni l’incidenza cresce nuovamente.

Più dell'80 per cento dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni.







LE PATOLOGIE BENIGNE


Molte donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni mostrano segni di displasia mammaria, un'alterazione benigna dei tessuti del seno che non ha nulla a che vedere col tumore ma che può suscitare qualche preoccupazione al momento della diagnosi. Esistono diverse forme di displasia, la più comune delle quali è la malattia fibrocistica. Nella displasia fibrocistica a piccole cisti, più frequente tra i 30 e i 40 anni, sono presenti cisti piccole, ripiene di liquido, più evidenti durante il periodo premestruale. Può essere presente dolore. Nella displasia a grosse cisti, più frequente nelle donne tra i 40 e i 50 anni, si osserva la presenza di una o più grandi cisti, di forma rotondeggiante, a contenuto liquido. Il tumore benigno più frequente è, invece, il fibroadenoma che compare soprattutto tra i 20 e i 30 anni. Si presenta come un singolo nodulo, duro e molto mobile, generalmente doloroso. I sintomi che accompagnano le displasie e i fibroadenomi sono:

• senso di tensione al seno;

• dolore della mammella;

• comparsa di noduli che la donna può "sentire" con la mano.

Il papilloma intraduttale della mammella è una patologia dei dotti galattofori della mammella. Ha una bassa probabilità di trasformazione maligna e può essere unico o multiplo. La manifestazione clinica più frequente è la secrezione dal capezzolo che può essere: sierosa, sieroematica, ematica. Spesso la secrezione è mono-orifiziale e monolaterale, esce cioè da un solo poro del capezzolo e da una sola mammella. Può essere una secrezione episodica e può uscire sotto compressione mirata del tessuto mammario circostante.

L’iperplasia è caratterizzata dalla moltiplicazione delle cellule che tappezzano la parete dei dotti e dei lobuli. La diagnosi è generalmente occasionale, poiché questo tipo di lesione non determina segni clinici, né radio-ecografici.



FATTORI DI RISCHIO


Vi sono diversi fattori di rischio per il cancro al seno, alcuni dei quali prevenibili.

L'età: più dell'80% dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni.
La familiarità: circa il 10% delle donne con tumore del seno ha più di un familiare stretto malato (soprattutto nei casi giovanili).

Vi sono anche alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore: sono il BRCA1 e il BRCA2. Le mutazioni di questi geni sono responsabili del 50% circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell'ovaio.

Gli ormoni: svariati studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di estrogeni (gli ormoni femminili per eccellenza) facilitano la comparsa del cancro al seno. Per questo tutti i fattori che ne aumentano la presenza hanno un effetto negativo e viceversa (per esempio, le gravidanze, che riducono la produzione degli estrogeni da parte dell'organismo, hanno un effetto protettivo).
Le alterazioni benigne del seno, le cisti e i fibroadenomi che si possono rilevare con un esame del seno non aumentano il rischio di cancro.

Sono invece da tenere sotto controllo i seni che alle prime mammografie dimostrano un tessuto molto denso o addirittura una forma benigna di crescita cellulare chiamata iperplasia del seno. Anche l'obesità e il fumo hanno effetti negativi.










LESIONI MALIGNE


Sono due i tipi di cancro del seno: le forme non invasive e quelle invasive.

Le forme non invasive sono due:

il carcinoma duttale in situ (o CDIS): è una forma iniziale di cancro al seno limitata alle cellule che formano la parete dei dotti. Se non viene curata può diventare invasiva.

il carcinoma lobulare in situ (CLIS): benché anche questo tipo di tumore non sia invasivo, è un segnale di aumentato rischio di formare tumori in ambedue i seni.

Le forme invasive sono due:

il carcinoma duttale infiltrante: si chiama così quando supera la parete del dotto. Rappresenta tra il 70 e l'80 per cento di tutte le forme di cancro del seno.

il carcinoma lobulare infiltrante: si chiama così quando il tumore supera la parete del lobulo. Rappresenta il 10-15 per cento di tutti i cancri del seno. Può colpire contemporaneamente ambedue i seni o comparire in più punti nello stesso seno.



I SINTOMI


In genere le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. Uno studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno ha dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% erano presenti lesioni benigne (come le cisti) e nel resto dei casi non vi era alcuna lesione. Il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo.

La maggior parte dei tumori del seno, però, non dà segno di sé e si vede solo con gli esami diagnostici (mammografia e nella donna giovane, tra i 30 e i 45 anni, anche con l’aiuto dell'ecografia).

Da cercare, invece, sono gli eventuali noduli palpabili o addirittura visibili. La metà dei casi di tumore del seno si presenta nel quadrante superiore esterno della mammella
Il nodulo è un agglomerato normale o patologico di cellule con una struttura diversa da quella del tessuto circostante. Devono essere asportati chirurgicamente e sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura, che può essere sia benigna che maligna. La cisti è una formazione patologica simile a un sacco membranoso ripieno di liquido. La comparsa di una cisti è dovuta alla chiusura del canale (dotto) attraverso cui passano le secrezioni ghiandolari. Nella mammella è sempre di natura benigna e non deve essere ulteriormente indagata.

Importante segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro), perdite da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d'arancia localizzato) o della forma del seno.









EVOLUZIONE


Il tumore del seno viene classificato in cinque stadi.

Stadio 0: è chiamato anche carcinoma in situ. Può essere di due tipi:

Carcinoma lobulare in situ: non è un tumore aggressivo ma può rappresentare un fattore di rischio per la formazione successiva di una lesione maligna.

Carcinoma duttale in situ: colpisce le cellule dei dotti e aumenta il rischio di avere un cancro nello stesso seno.

Stadio I: è un cancro in fase iniziale, con meno di 2 cm di diametro e senza coinvolgimento dei linfonodi.

Stadio II: è un cancro in fase iniziale di meno di 2 cm di diametro che però ha già coinvolto i linfonodi sotto l'ascella; oppure è un tumore di più di 2 cm di diametro senza coinvolgimento dei linfonodi.

Stadio III: è un tumore localmente avanzato, di dimensioni variabili, ma che ha coinvolto già anche i linfonodi sotto l'ascella, oppure che coinvolge i tessuti vicini al seno (per esempio la pelle).

Stadio IV: è un cancro già metastatizzato che ha coinvolto altri organi al di fuori del seno.

Se il tumore viene identificato allo stadio 0, la sopravvivenza a cinque anni nelle donne trattate è del 98%, anche se le ricadute variano tra il 9 e il 30 per cento dei casi, a seconda della terapia effettuata. Se i linfonodi sono positivi, cioè contengono cellule tumorali, la sopravvivenza a cinque anni è del 75%.

Nel cancro metastatizzato, cioè quello che ha già colpito altri organi al di fuori del seno (in genere i polmoni, il fegato e le ossa), la sopravvivenza media delle pazienti curate con chemioterapia è di due anni, ma ciò significa che vi sono casi in cui la sopravvivenza è molto più lunga, anche fino a dieci anni.

 
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