Il tumore della mammella

 

LA DIETA PREVENTIVA

Diversi studi scientifici hanno dimostrato l'utilità di una dieta particolare nella prevenzione delle ricadute del cancro del seno in donne già colpite. Ora si sta valutando l'utilità della stessa dieta nella prevenzione primaria, ovvero in chi non ha ancora sviluppato la malattia. Alla base di questa alimentazione c'è un apporto elevato di fitoestrogeni (ormoni vegetali simili agli estrogeni femminili che sono contenuti principalmente nella soia e nei suoi derivati, ma anche nelle alghe, nei semi di lino, nel cavolo, nei legumi, nei frutti di bosco, nei cereali integrali). Inoltre vanno limitati gli zuccheri raffinati, che hanno l'effetto di innalzare l'insulina nel sangue e quindi di indurre il diabete, a favore di zuccheri grezzi e di amidi.

Ancora: si consiglia di consumare molte crucifere (rape, senape, rucola, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, ravanelli, cavolo) perché agiscono in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni.

Infine è bene privilegiare il pesce rispetto alle altre proteine animali, accompagnato da grandi quantità di fibre (attraverso il consumo di frutta, cereali, verdura, legumi). Da limitare l'apporto di latticini e uova, tenendo però d'occhio la quantità totale di calcio per prevenire l'osteoporosi.

È possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un adeguato comportamento.

È bene fare esercizio fisico.

Si può ridurre il proprio rischio di tumore del seno agendo sul metabolismo e in particolare combattendo la cosiddetta “sindrome metabolica”, una malattia sempre più diffusa nel mondo occidentale che combina sovrappeso, pressione, glicemia o colesterolo elevato. Chi soffre di sindrome metabolica regola male i livelli di insulina nel sangue, l’ormone che consente di consumare gli zuccheri. L’innalzamento di questi livelli provoca il rilascio di altri ormoni e fattori di crescita che a loro volta fanno aumentare il rischio di tumore del seno. Ecco quindi chiarito (almeno in parte) il legame tra questa sindrome e il cancro della mammella, confermato anche da studi che indicano come il rischio di riammalarsi dopo un primo episodio di tumore sia cinque volte più alto in donne che soffrono di sindrome metabolica.

Anche allattare i figli aiuta a combattere il tumore del seno, perché l'allattamento consente alla cellula del seno di completare la sua maturazione e quindi di essere più resistente a eventuali trasformazioni neoplastiche.

Le gravidanze in giovane età sembrano ridurre il rischio di sviluppare la malattia.

Non fumare: prodotti derivati dalle sigarette sono stati individuati all’interno di alcune cellule di cancro del seno, a riprova del fatto che il fumo non fa male solo ai polmoni ma facilita anche la comparsa di altri tumori.

No alcool: l’alcool facilita la produzione di alcuni fattori di crescita delle cellule maligne.



LA DIAGNOSI PRECOCE

Viene definita così la diagnosi effettuata nelle fasi iniziali di sviluppo della malattia. L'individuazione precoce di un tumore offre non soltanto maggiori possibilità di cura, ma permette anche di attuare interventi meno aggressivi e di assicurare una migliore qualità di vita.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una lenta ma progressiva sensibilizzazione delle donne per quanto concerne la prevenzione del carcinoma della mammella. Soprattutto tra le donne più giovani è sempre più diffusa l’abitudine a sottoporsi regolarmente a controlli senologici. La popolazione femminile più anziana è, invece, ancora troppo spesso legata a retaggi culturali che le fanno assumere un atteggiamento di diffidenza nei confronti di visite e metodiche strumentali che potrebbero mettere in evidenza “qualcosa” che psicologicamente si preferirebbe tenere nascosto. Stampa e mezzi di comunicazione hanno sicuramente contribuito alla diffusione dei programmi di prevenzione per la diagnosi precoce del cancro mammario; va ricordato, però, che l’informazione deve essere posta in maniera corretta e completa.

La recente osservazione di una riduzione significativa e consistente della mortalità per carcinoma mammario conferma che, oltre al miglioramento della sopravvivenza grazie a terapie più efficaci, si ottiene un reale beneficio dal miglioramento complessivo della diagnosi, anche al di fuori dei programmi di screening organizzati. Ne consegue che sarebbe auspicabile che ogni donna prendesse coscienza a partire dai 30 anni di età del rischio di sviluppare un tumore mammario e della necessità di sottoporsi regolarmente ad un controllo senologico.



LO SCREENING

È un intervento programmato di prevenzione secondaria (diagnosi precoce), effettuato dal servizio sanitario e rivolto a un ben definito gruppo di persone (popolazione bersaglio), a cui viene offerto attivamente un test di facile esecuzione, ripetibile, innocuo, di basso costo e gratuito. Viene inoltre garantita gratuitamente anche la successiva assistenza diagnostica e terapeutica, qualora si renda necessario. I programmi di screening sono sottoposti ad accurati controlli di qualità in tutte le fasi. I risultati di tali controlli sono a disposizione presso il Centro o Unità di screening in ogni Azienda USL.

È un intervento sanitario che mira a mettere in evidenza la presenza di una eventuale malattia nelle sue fasi iniziali. L’individuazione delle fasi precoci della malattia può permettere di intervenire tempestivamente con le cure più appropriate, facilitando la guarigione e riducendo la mortalità. È proponibile solo qualora ne sia stata provata scientificamente l’efficacia in termini di riduzione della mortalità per quella determinata malattia e/o dello sviluppo di nuovi casi. Lo screening è un modo per selezionare, con un test (in questo caso la mammografia), in una popolazione ben definita che non presenta sintomi, un piccolo gruppo di persone da sottoporre a successive indagini diagnostiche di approfondimento per stabilire se sono portatrici o no della patologia di cui si intende fare la diagnosi precoce. Lo screening non si effettua in persone che già abbiano sintomi o in cui la malattia sia evidente.

 
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